domenica 18 luglio 2010

Pranav Mistry ed il suo SixthSense




Recuperare informazioni da Internet quando si è in movimento può essere una sfida. Pranav Mistry, uno studente laureato al MIT, ha sviluppato SixthSense, un dispositivo che viene indossato come un ciondolo e sovrappone le informazioni digitali al mondo fisico.

A differenza dei precedenti sistemi di realtà aumentata, il sistema di Mistry ha il vantaggio del basso costo dell’ hardware. Due cavi di collegamento ad un proiettore a LED e la webcam ad un telefono cellulare abilitato al Web , ma il sistema può essere anche wireless.

Come funziona SixthSense ?

Il sistema permette di prelevare dati dal mondo reale tramite una webcam portata al collo come se fosse un ciondolo ed inviare e ricevere dalla rete tramite il cellulare le informazioni relative ad esempio ad un libro, che vengono poi visualizzate tramite un proiettore posto sul berretto.
Sulle dita sono poste dei sensori ad anello che tramite determinati movimenti attivano specifiche funzioni, compresa quella di visualizzare sulla mano la tastiera virtuale di un cellulare.

Come si vede dalla foto, Pranav Mistry controlla SixthSense con semplici gesti, unire le dita e pollice insieme per creare una cornice d’immagine, indica alla fotocamera di scattare una foto, mentre disegnare il simbolo @ in aria, ti permette di controllare il tuo indirizzo e-mail. E’ progettato per riconoscere automaticamente gli oggetti e recuperare le informazioni pertinenti dalla rete. Con text-to-speech software e un auricolare Bluetooth, è possibile “bisbigliare nell’orecchio” le informazioni direttamente all’utente.

Mistry ha sviluppato SixthSense in meno di cinque mesi, al costo di 241 euro alla valuta attuale, (non compreso il telefono). Attualmente si devono indossare colorati “marcatori” sulle dita in modo che il sistema possa monitorare i gesti delle mani, ma lo sviluppo degli algoritmi permetterà al telefono di riconoscerli direttamente.

Questo sistema consentirà, con un costo modico, una volta miniaturizzato, di abbattere di fatto la divisione tra il mondo reale e quello digitale, permettendo l’accesso permante alla rete, come se fosse un cordone ombelicale.

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